I materiali a
cambiamento di fase,
Phase Change Material (PCM) nella terminologia anglosassone, sono materiali
che, sfruttando l’energia termica latente scambiata a temperatura costante durante i passaggi di fase, accumulano grandi quantità di energia mantenendo pressoché costante
la propria temperatura. I materiali a cambiamento di fase con una temperatura
di fusione molto vicina ai livelli di comfort, utilizzati
per l’involucro edilizio contribuiscono alla riduzione dei consumi
energetici sia nella stagione invernale che in quella estiva. Riescono infatti
ad incrementare l’inerzia termica dell’involucro edilizio mantenendone al
contempo la temperatura pressoché inalterata, stabile intorno al punto di
fusione del materiale.
La scelta della
tipologia di materiale e il suo dimensionamento devono dunque avvenire sulla
base delle variazioni termiche che normalmente si registrano nell’arco
della giornata: è essenziale che il materiale abbia una temperatura di
fusione compatibile con l’uso che ne verrà fatto, e che il suo volume sia tale
da permettere quotidianamente la liquefazione e la successiva solidificazione
dell’intera massa.
Oltre a considerare questi aspetti, nella scelta del materiale a cambiamento di fase è necessario
valutare anche le seguenti proprietà:
il calore latente di fusione deve essere elevato per avere degli scambi di energia termica
il più possibile isotermi;
la densità deve essere discretamente alta al fine minimizzare le
dimensioni necessarie ad ottenere delle prestazioni soddisfacenti;
la stabilità chimica è essenziale per evitare la rapida perdita delle prestazioni nel
tempo;
la compatibilità con i materiali da
costruzione con cui dovrà entrare in
contatto;
la disponibilità in natura e la facilità di reperimento, che dovrebbero determinarne anche
un costo accessibile;
una tossicità nulla.
Attualmente i PCM più sperimentati in edilizia, perché rispondono a queste caratteristiche, sono i compositi organici paraffinici e idrocarburi ottenibili come sottoprodotti della raffinazione del petrolio o per polimerizzazione, e alcuni inorganici come sali idrati. I sistemi di contenimento utilizzati sono il macro e micro incapsulamento e l'immersione in matrici porose.